Lo stipendio di colf, badanti, tate e baby sitter

Il CCNL all’articolo 33 descrive la retribuzione del lavoratore domestico, cioè lo stipendio.

Il lavoratore convivente, cioè vive nella stessa casa dove presta servizio, ha diritto ad uno stipendio mensile, il cui importo è indipendente dalle ore lavorate. Nella lettera di assunzione viene definito l’importo mensile, cioè la paga mensile.

Invece il lavoratore ad ore ha diritto ad uno stipendio mensile in base alle ore di lavoro svolte nel mese. Nella lettera d’assunzione viene definito l’importo orario, cioè la paga oraria.

In entrambi i casi la paga di colf, badanti, tate e baby sitter è composta dai seguenti elementi:

  1. La retribuzione minima contrattuale
  2. Gli scatti di anzianità
  3. Il superminimo
  4. Il compenso sostitutivo di vitto e alloggio

Andiamo a vedere in dettaglio ognuno di questi elementi.

Retribuzione minima contrattuale

Il lavoratore non può essere pagato meno di un certo importo. L’importo è definito in base al livello di inquadramento e dal tipo di rapporto di lavoro: ad ore o convivente.

All’inizio di ogni anno i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro si incontrano presso il Ministero del Lavoro e concordano le tariffe minime.

Il superminimo

Il contratto nazionale mentre definisce uno stipendio minimo, non pone limiti al massimo. Se lavoratore e datore di lavoro si accordano per uno stipendio superiore alla retribuzione minima, la differenza tra le due viene chiamato superminimo.

Prendiamo come esempio una  colf ad ore inquadrata nel livello B. Il contratto prevede una paga minima oraria di 5,68€. All’assunzione la colf ha pattuito con il datore di lavoro una paga oraria di 8,00€ e questo valore è stato inserito nella lettera di assunzione come:

  • Paga minima anno 2017 di 5,68€
  • Superminimo di 2,32€
  • Paga oraria di 8,00€

Il superminimo è una componente è un elemento della retribuzione fissa. Questo vuol dire che deve essere preso in considerazione nei calcoli per la tredicesima, TFR, ecc.

Il superminimo può essere assorbibile o no rispetto agli aumenti delle paga minima. Questo vuol dire che la colf ed il datore di lavoro, del nostro esempio precedente, quando hanno concordato la paga di 8,00€, hanno anche concordato se questi 8,00€ aumenteranno in caso di aumento della paga minima, oppure no. Facciamo due esempi.

Il superminimo è assorbibile e supponiamo un aumento nel 2018 a 5,70€ della paga base. In questo caso il superminimo diminuirebbe da 2,32€ a 2,30€ per mantenere al paga oraria a 8.00€:

  • Paga minima anno 2018 di 5,70€
  • Superminimo di 2,30€
  • Paga oraria di 8,00€

Il superminimo non è assorbibile e supponiamo lo stesso aumento nel 2018 della paga base. In questo caso il superminimo rimarrebbe invariato e la paga oraria salirebbe a 8.02€:

  • Paga minima anno 2018 di 5,70€
  • Superminimo di 2,32€
  • Paga oraria di 8,02€

Gli scatti di anzianità

Ogni due anni di lavoro presso la stessa famiglia, il lavoratore ha diritto ad uno scatto di anzianità. Questo è un aumento del 4% sulla retribuzione minima contrattuale.

Facciamo un esempio di una colf ad ore inquadrata nel livello B che sta lavorando da più di due anni presso la stessa famiglia. In questo caso a diritto ad uno scatto di anzianità:

5,68€ x 0,04 = 0,23€

Quindi la colf ha diritto ad un aumento di 0,23€ all’ora. La stessa colf dopo 4 anni di lavoro presso la stessa famiglia avrà diritto ad un aumento dell’8% sulla paga minima. E così via.

Gli scatti di anzianità non sono assorbibili dal superminimo. Cioè, anche se c’è un precedente accordo per una paga oraria maggiore della minima (usando il superminimo), l’aumento deve essere applicato e sommato alla paga concordata.

Il lavoratore ha diritto ad un massimo di 7 scatti, cioè 7 bienni.

Il compenso sostitutivo di vitto e alloggio

Solo per il lavoratore domestico convivente, come potrebbe essere una badante, deve essere considerato nella definizione della retribuzione il compenso sostitutivo di vitto e alloggio. Vediamo di cosa si tratta.

Il lavoratore convivente ha diritto ad usufruire in natura il vitto e alloggio. Quindi oltre alla paga minima, il datore di lavoro deve sostenere un ulteriore costo ospitando e dando cibo adeguato al sostentamento al lavoratore. Si può dire pertanto che in pratica lo stipendio pagato è la somma di paga minima, scatti anzianità, superminimo e il costo di vitto e alloggio.

Se il lavoratore convivente non usufruisce di vitto e alloggio in natura ha diritto ad una indennità. Per esempio se nei giorni di ferie non risiede nella casa del datore di lavoro. All’inizio di ogni anno i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro si incontrano presso il Ministero del Lavoro e concordano le indennità di vitto e alloggio.

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